Una giornata al Fuji (富士山)

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Nell’immaginario collettivo il Giappone è sempre associato al Monte Fuji  (富士山 Fuji-san), il quale è un vulcano alto 3.776 m ed è la montagna più alta del Giappone. Il Fuji può essere considerato senz’altro come uno dei simboli del Giappone, tanto che è considerato uno delle “tre montagne sacre” (三霊山 Sanreizan) del Paese insieme al Monte Tate e al Monte Haku.
Parlare del Giappone e della mia avventura presso il Monte Fuji potrebbe risultare scontato e difficile. Credo sia possibile trovare sul web moltissime informazioni circa le migliaia di itinerari che è possibile fare in questo paese; per quanto ancora oggi il Giappone resti un paese tradizionalmente chiuso e lontano dagli occhi della maggior parte degli occidentali, le informazioni relative a questa nazione sono oggetto di una più sempre rapida diffusione grazie alle decine di travel blogger e siti che trattano appunto di questo paese.
L’unica cosa che quindi posso fare è cercare di trasmettere, se pur con grandi difficoltà, le stesse emozioni e la medesima meraviglia che ho provato in questa avventura.
Quando con il mio compagno di viaggio abbiamo deciso di intraprendere questo percorso magico nel paese del Sol Levante ci siamo subito accorti che il nostro obiettivo principale sarebbe dovuto essere il famoso Monte Fuji; il nostro desiderio era quello di effettuare un’escursione nella zona circostante e così è stato. Il Monte Fuji è un luogo di speciale bellezza paesaggistica e uno dei siti storici del Giappone, nonché patrimonio mondiale come sito culturale. Tuttavia, le guide turistiche non sempre tendono ad inserirlo negli itinerari di viaggio dei propri clienti proprio perché visitare l’enorme complesso paesaggistico che lo interessa significa spendere un’intera giornata e, si sa, il profano che si dirige in Giappone principalmente attirato dalle luci della megalopoli preferisce trascorrere un’intera giornata circondato dai grattacieli infiniti di Tokyo piuttosto che cercare un po’ di pace e tranquillità nelle oasi di riposo che circondano il monte.
Da questo punto di vista l’escursione presso il Fuji si carica di valore aggiuntivo proprio perché il passaggio dallo skyline di Tokyo a quello naturalistico del Fuji è davvero devastante e le stesse emozioni che genera sono altrettanto grandi.
A mio modo di vedere, il periodo migliore per visitare il Fuji e la zona dei cinque laghi che lo circondano è senz’altro la primavera, ma anche l’autunno è in grado di regalare emozioni uniche dal momento che l’intera area si colora del giallo e del rosso dei famosi momji. In realtà, l’autunno giapponese è molto mite con temperature che si aggirano attorno ai 10° C e il cielo è quasi sempre sereno. Nell’area che circonda il Monte è possibile quindi godere di un vero momento di distacco dalla frenetica vita lavorativa che interessa la metropoli di Tokyo. Trascorrere il fine settimana in queste terre tranquille può essere il modo per ritrovare se stessi e ricaricare la batteria interna in attesa della convulsa settimana successiva. I giapponesi, da perfetti orientali e sempre attenti alla ricerca del giusto equilibrio, hanno compreso l’importanza del Fuji e sarà anche per questo motivo che il monte si è caricato di una certa sacralità.
Come dicevo, la nostra escursione verificatasi nel bel mezzo di Novembre ci ha regalato un cielo azzurro e limpido. Certamente la prima immagine del Fuji che salta alla mente è quella della cima ricoperta di neve, ma è anche vero che la presenza della neve rende difficile le escursioni e non rende possibile i tour nelle zone circostanti che meritano tantissimo proprio per respirare quella tipica atmosfera tradizionale giapponese che si è andata un po’ perdendo nei grandi complessi cittadini. Per ammirare la zona del Kawaguchiko (uno dei cinque laghi che circondano il monte) e per avere una visuale perfetta del Monte Fuji è senz’altro consigliata la Kachi Kachi Ropeway che sale fino ad un punto di osservazione vicino alla cima del Monte Tenjo. La funivia è il punto finale della famosa escursione giornaliera al Monte Mitsutoge.
Il panorama che si può ammirare da questa prospettiva è affascinante; non essendoci palazzi o altre infrastrutture cittadine, la vista del turista può estendersi per migliaia di km e tutt’attorno si estende la campagna giapponese, i laghi brillano di luce riflessa e tutto il paesaggio è vivo e colorato. Un ottimo modo per riavvicinarsi alla natura e, con un po’ di impegno senza lasciarsi catturare dalla frenetica voglia di immortalare tutto in una foto, per ritrovare se stessi.

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L’itinerario generalmente interessa anche la visita al villaggio dei Ninja “Oshino Shinobi no Sato” il cui nome, in realtà, non deve trarre in inganno e non ci deve portare subito a immaginare uno scenario in stile Naruto. Più che un villaggio di ninja è un punto di ristoro a tema ninja dove è possibile pranzare e visitare il giardino in stile giapponese il quale ospita diversi punti di intrattenimento e anche una vasca dove poter immergere piedi e gambe e trovare un po’ di riposo dopo una prima parte di viaggio abbastanza impegnativa anche se affascinante. All’interno di questo complesso si può mangiare del tipico e buonissimo cibo giapponese e l’atmosfera che si respira è davvero quella che si poteva respirare nel Giappone feudale che tanti amano. Questo è davvero un luogo dove la tecnologia non ha più alcuna importanza e per una volta si è in grado di dimenticare il proprio telefono e immergersi nella tranquillità di questo paradiso godendo del tanto verde presente e dell’aria pura che è possibile respirare in questa area incontaminata.

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L’intera escursione nei pressi del Fuji si conclude presso una delle ultime stazioni che è possibile raggiungere proprio lungo le pendici del monte. Il percorso è particolarmente lungo poiché interessato da diverse curve e, tuttavia, il tempo sembra non trascorrere immersi nella foresta sottostante. Man mano che si sale lungo i fianchi della montagna il panorama si fa sempre più mozzafiato fino a quando l’attenzione del turista viene catturata da un particolare interessante: si è superata l’altezza delle nuvole e man mano che ci si avvicina alla punta del Fuji sembra quasi di penetrare in una dimensione paradisiaca e, nello stesso tempo, infernale. Il paesaggio inizia a diventare sempre più arido e l’aria si fa sempre più rarefatta eppure alla fine di questo percorso un immenso premia aspetta colui che sarà stato così tenace e fortunato da affrontare questa immensa traversata.

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Un ringraziamento speciale alla persona che ha reso speciale quel giorno, la nostra guida giapponese Keiko Tsuchida.

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