La ciclicità dei pensieri

Ad un senso di fiducia e di speranza è subentrato un sentimento di muta rassegnazione avendo non solo visto, ma anche provato, che così come sono, o come sono diventato, nulla di diverso mi è possibile. Per un po’ di tempo ho provato ad abbandonarmi alla vita, a fare quello che avrei fatto se nulla avessi saputo dell’insegnamento, e il risultato è stata una sensazione di “abbandono”, “non-esistenza dell’essere” difficili da raccontare o spiegare. Rivedendo l’ultimo mese mi accorgo che quella porzione temporale non è mai esistita ed io sono scomparso in essa. Nell’ultimo mese, così come nel resto della mia vita, io non sono stato nulla. Il mio corpo ha vissuto o si è limitato a sopravvivere, ma nulla di particolare o di vivo si è venuto a manifestare. Mi continuo a ripetere meccanicamente, e forse per illudermi un po’, di avere uno scopo e che tutto questo che sto facendo è in vista del conseguimento del medesimo, ma non è così purtroppo.

Nulla di quello che sta interessando la mia vita sta accadendo perché “io sto facendo qualcosa”, ma tutto accade e si manifesta secondo leggi meccaniche che non conosco e che quindi non posso evitare. Sento che esistono queste leggi, vedo la loro manifestazione sulla mia vita in prospettiva e ho addirittura raccolto dati sulle mie manifestazioni negative, ma quando un evento deve accadere quello accade e, indipendentemente da ciò che credo, penso o spero di fare, quella cosa accade e mi limito a seguire il percorso di quella legge come un tronco si lascia trasportare in mare dal movimento del fiume nei suoi argini. La mia speranza è che un giorno io possa vivere e manifestarmi in modo diverso, ma fino a quel momento dovrò portare e sopportare il peso della mia condanna e del mio squallore.

Se un uomo viene valutato in base alla qualità dei suoi pensieri e delle sue azioni, allora io sono il peggiore di tutti e l’ultimo degli ultimi perché pur sapendo qualcosa, in realtà non so nulla e non faccio nulla perché da solo non sono in grado di indirizzare la mia vita secondo un percorso cosciente essendomi stato quello estraneo per tutta la vita. A niente valgono tutti questi fiumi di parole e riflessioni e, ammesso che alcune idee siano interessanti, il peso e l’ombra dei miei pensieri e delle azioni negative oscura il poco buono che è scaturito dalla mia non-esistenza in quest’arco temporale dell’esistenza dell’universo.

Al di là di tutto ciò, quello che importa è altro. Certi pensieri e certe osservazioni non valgono nulla se la vita è trascorsa in modo non conforme alle leggi di coscienza. La mia difficoltà maggiore consiste nel comprendere quale possa essere, o debba essere, il modo migliore di manifestarmi. Non voglio morire come un cane, non voglio morire come uno qualsiasi e comprendo che se non dovessi far nulla e, anche qualora qualcosa dovessi fare la mia vita continuerà sempre a ripetersi allo stesso modo in questo ciclo di esistenza e nelle altre a venire. Per questo motivo il concetto di ricorrenza pur non essendo molto chiaro mi ha preso fin da subito… Tuttavia, alcune delle mie manifestazioni esteriori sarebbero pure sopportabili, ma il fatto che mi fa stare male è il modo in cui tali tendenze naturali o meccaniche vengono a manifestarsi. Nel momento in cui una certa tendenza accade sembra quasi che negli istanti immediatamente precedenti io perda il controllo e qualcos’altro prenda il mio posto e diriga certi pensieri e certe azioni. Non riesco a gestire i miei pensieri, i miei sentimenti e soprattutto il mio corpo. Mi ero posto lo scopo di divenire un uomo cosciente e di manifestarmi in modo normale senza sapere fino in fondo in cosa consistesse la coscienza o la normalità mentre mi accorgo che il mio scopo più vicino dev’essere quello di ottenere il dominio proprio su queste tre parti.

Io non sono in cammino, sono ben lungi dall’esserlo, e non sono nemmeno sicuro che un giorno mi sarà data la possibilità di lavorare in vista di qualcosa di “più alto” poiché credo che non conti solo cercare, ma è anche importante che l’oggetto della ricerca si faccia trovare… In ogni caso il mio miracoloso consiste in qualcuno o qualcosa che mi aiuti a comprendere il valore e la funzione della mia vita, che mi perdoni per il mio passato e che mi consenta di lavorare per il futuro in modo da poter manifestarmi in modo cosciente e pagare il mio debito. Mi sento uno sciocco a scrivere tutto questo perché realizzo che tra poco tempo mi ritroverò a vivere la stessa situazione, ma così non deve essere e non posso, né devo, abbandonarmi a questo sentimento di sconforto e rassegnazione. Non posso far nulla, ma posso cercare di capire qualcosa.

E’ una sensazione strana quella di sentire di vivere su una ruota e di girare e girare senza poter far nulla per riuscire a scendere. Non dovrei più nemmeno scrivere tutti questi pensieri poiché sono sempre uguali a se stessi ma se qualcuno un giorno dovesse leggere la mia raccolta immensa di pensieri che ho raccolto negli ultimi cinque anni, allora potrà comprendere tutta la tragicità e drammaticità della mia esistenza, la sete di speranza, il desiderio di essere uno e cogliere – tra le tante pagine – infinite sfumature del mio essere e della mia personalità.

Come posso riconoscere queste leggi che governano la mia vita? La mia vita è ricolma di troppe cose inutili che non mi consentono di aprirmi a qualcosa di più grande e reale? Cos’è questo qualcosa di “Reale”? Io sono reale? Come posso svegliarmi? Che sia notte o giorno io sogno in continuazione. A volte mi capita di fermarmi per brevi istanti e realizzare l’inconsistenza dei miei pensieri: “Io non sto pensando, qualcosa si sta pensando, questi non sono pensieri ma sogni. Io sto sognando ad occhi aperti e continuerò a farlo anche tra qualche minuto e non ricorderò più nulla”.
Io non sono reale, fino a quando continuerò a dormire nulla di reale potrà mai capitarmi e continuerò a sognare.

E’ fondamentale per me scrivere tutto questo dal momento che, attraverso la scrittura, posso far emergere pensieri e sentimenti che non verrebbero evocati diversamente e anche perché quest’azione consente di far emergere un lato di me che, se pur debole, vorrebbe e desidera opporsi a queste influenze negative che mi opprimono. Come me anche gli altri uomini hanno le loro difficoltà da dover affrontare e superare, solo mi sembra che essi non li vedano o non li vogliano vedere credendo che quelle siano normali; non fanno niente per migliorarsi o cambiare. Credo che la loro situazione possa considerarsi più desiderabile dalla mia dal punto di vista ordinario poiché essi non vedono, mentre a me tocca di sopportare il peso delle mie mancanze e della mia ignoranza non potendo fare assolutamente nulla.

Ci sono periodi in cui, magari anche sotto l’effetto dell’immaginazione, sento di poter fare qualcosa o essere realmente qualcuno, ma poi questa sorta di effetto magico svanisce. Qualche autore direbbe che è la grazia di Dio che viene concessa e rimossa affinché realizzi la potenza di Dio e la miseria della mia condizione, ma in realtà la responsabilità è mia che non riesco a fare alcuno sforzo serio ai fini della liberazione. Io non riesco a ricordare me stesso e i sentimenti e il rimorso di coscienza non sembrano durare abbastanza a lungo affinché si formi in me qualcosa di duraturo e permanente. Tutto svanisce con il tempo. Nulla resta sempre la stessa cosa o al suo stato iniziale. Pur sapendo quello che dovrei e non dovrei fare, pur conoscendo i benefici e gli effetti negativi di alcune mie manifestazioni e tendenze, qualcosa in me s’abbandona a manifestazioni inconsce e meccaniche. Ieri sul momento in cui stavo per cadere preda di una di queste tendenze nefaste ho pensato: “Non posso e non devo cedere. Devo ricordare me stesso e distaccarmi da questa manifestazione indegna per un uomo” e poi per gli istanti successivi mi sono ritrovato immobile, nel corpo e nella mente, ero incapace di compiere alcun gesto fisico o di elaborare anche solo un pensiero e, quasi fossi diventato un burattino e sotto l’effetto di un’ipnosi potentissima, ancora una volta non sono riuscito ad oppormi.

Vi è poi il mio impegno nella lettura. La lettura per quanto sia fine a se stessa è d’altra parte fondamentale perché possa mantenere un contatto, se pur astratto, con qualcosa di reale che, al di là di queste letture, sembra essere del tutto invisibile e distante da quella che comunemente definiamo “la vita reale di tutti i giorni”; anche i miei sforzi e i miei sacrifici per combattere le mie manifestazioni e tendenze negative sono sufficienti affinché un giorno possa manifestarmi in modo cosciente e responsabile di modo che possa redimermi, per quanto mi sarà possibile, da tutto quanto di negativo abbia potuto compiere sia esso stato determinato dall’incoscienza e dall’ignoranza.

Sono alla ricerca di una qualche esperienza reale anche se non so ben descrivere o raccontare cosa stia realmente cercando. Negli ultimi  anni ho scritto centinaia di pagine contenenti pensieri, riflessioni e confessioni e la cosa più inquietante di tutte è che quando recuperi uno di quei capitoli e ti chiedi “Come ho potuto scrivere tutto questo e non ricordare nulla?”, ti senti perso e realizzi tutta l’inconsistenza della tua vita. Passi i giorni a descrivere i tuoi sentimenti, ad elaborare teorie e altra roba e poi, a distanza di poco tempo, non ricordi più nulla. Alcuni capitoli, scritti in momenti particolarmente emotivi, mi avevano condotto a provare quelle che al momento pensavo essere emozioni reali o pensieri autentici e genuini e poi, recuperati quegli scritti, ho compreso di non ricordare nulla e di non sentire più niente di quello che un tempo ho potuto provare. Dov’ero quando ho sperimentato tutte quelle esperienze?

In virtù delle riflessioni sulla natura dell’universo e dell’Assoluto che ho elaborato e in seguito alla lettura del Corano, ho avvertito la necessità di cercare un appoggio ed un rifugio in Dio e ho deciso di rivolgere la mia preghiera in tre diversi momenti della giornata: al mattino, al pomeriggio e alla sera. Solo i primi tre giorni sono riuscito a mantenere fede all’impegno ed essere puntuale nell’esecuzione della preghiera, poi sono caduto nel sonno e preda delle abitudini. Mi alzavo la mattina e dovevo prima fare la colazione, leggere le mie notizie, iniziare a studiare per poi ricordarmi solo per associazione che non avevo prestato fede all’impegno; nel pomeriggio, iniziavo la preghiera e cadevo vittima del sonno pomeridiano e al risveglio non ricordavo neppure se avessi iniziato o se mi fossi addormentato nel mentre; la sera accadeva la stessa cosa del pomeriggio. Mi sono reso conto che questa dimenticanza e questo non ricordo di sé e degli eventi della propria vita era un fenomeno reale; avevo già realizzato il senso e il valore dell’esperienza, ma per la prima volta ho provato un sentimento di angoscia e muta rassegnazione a tale condizione. Come altri precetti del Sistema che avevo accettato alla prima lettura, ho poi scoperto il loro senso reale solo successivamente.

A cosa può servire leggere decine di libri o a scrivere decine di riflessioni  sui temi più disparati se poi non si riesce a lavorare su se stessi in vista di un miglioramento generale della propria condizione? Se avessi un serpente dinanzi a me, proprio in questo momento, proverei disgusto e se mi trovassi dinanzi ad un orso proverei paura eppure, avendo di fronte me stesso, non riesco ad avvertire alcuna sensazione di disgusto o di orrore anche se – a volte – quella sensazione mi abbia leggermente toccato in passato. Perché non riesco a vedere me stesso per quello che realmente sono? Chiunque, alla vista del mio “mondo” interiore, proverebbe quella sensazione di repulsione e ribrezzo verso un essere del genere e, tuttavia, non riesco a sentire nulla. Questa mia situazione mi è divenuta talmente abituale da essermi divenuta anche indifferente? In tal caso questa circostanza significherebbe morte certa. A dire il vero non so cosa pensare. Perché non riesco ad avvertire fin in profondità tutta la gravità della mia situazione attuale? Perché qualsiasi sensazione di avversione verso quel me stesso che ogni tanto sembra apparire non è abbastanza forte da perdurare nel tempo e divenire la forza attiva e il motore di ogni mia manifestazione interiore ed esterna? Niente sembra durare con la stessa intensità nel tempo e nulla di reale o, probabilmente, di abbastanza forte sembra emergere dalla profondità della mia anima.

Ogni volta è sempre la stessa storia, la mia vita è la ripetizione infinita dello stesso ciclo con tutto il suo carico di errori, orrori e dimenticanze. Come posso prendere le distanze da me stesso? Perché non riesco a vedermi nella mia forma reale? Non riesco a prendere le distanze da me stesso, non riesco a non identificarmi con qualsiasi pensiero, emozione o situazione esterna che mi capita a tiro o sotto cui capito a tiro. Vorrei piangere e pentirmi sinceramente della mia condizione eppure niente accade. Perché questo immobilismo interiore? Perché questa indifferenza? Perché tutte queste difficoltà?

Capisco di essere stato per tutta la mia vita una macchina e di aver agito attraverso precisi algoritmi e leggi. Ad un certo punto qualcosa si è infiltrato nella macchina e tutto è cambiato. Dovrei aver preferito di morire come un cane e di dissolvermi nel nulla dell’esistenza? Sento la necessità di compiere un lavoro più che sulla macchina sull’anima mia, ma da dove iniziare? Questi stessi dubbi e queste perplessità non sono reali poiché non sono in grado di resistere alla prossima tempesta che mi attraverserà. Sono pensieri del momento fini a se stessi perché nulla in me è abbastanza forte da legarsi ad essi e non lasciarsi trasportare come una bandiera al vento. Riesco solo ad avvertire la sensazione e la necessità di annullamento totale pur di evitare tutto questo; non raggiungerei alcuno scopo nobile ma almeno questo ciclo di meccanicità avrebbe fine. No? Oppure tutto è destinato a ripetersi, se pur in forme differenti, in altri cicli di esistenza? Almeno questa paura dovrebbe sortire qualche effetto eppure non è abbastanza reale da toccarmi in profondità poiché la parte meschina di me stesso continua a ripetersi che comunque non sarei in grado di ricordare e quindi ricollegare l’intera spirale di sofferenza inutile a cui sono soggetto.

Non riesco in nulla di quello che mi propongo e riesco solo a scrivere queste parole di cui sono sempre più convinto che servano solo a scaricare il senso di responsabilità e a sentirmi in pace con me stesso pensando di aver compiuto, illusoriamente, il mio “dovere” fino in fondo. La realtà è che non esisto in quanto uomo e nulla di ciò che mi riguarda è reale, eppure questa convinzione non produce alcun risultato su me stesso. Produco continuamente energia mediante manifestazioni negative e tanto basta a mantenermi in vita. Preferirei morire provando quella sensazione di nausea che dovrebbe cogliermi dalla vista del mio mondo interiore piuttosto che continuare a sperare e a credere che ci sia qualcosa di recuperabile in me e, ciononostante, ricadere nello stesso ciclo.

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