La complessità e la contraddittorietà del mondo interiore

mondointeriore

C’è dentro di me una forza che mi spinge verso la manifestazione esterna, c’è un impulso che mi chiama alla vita. Negli ultimi giorni ho notato che, a causa delle tendenze che si sono venute a determinare negli ultimi anni e anche per via di certe caratteristiche ereditarie e psicologiche, si sta venendo a sviluppare un interesse sempre più forte, quasi irresistibile, a viaggiare e a visitare qualsiasi posto esistente e immaginabile. Questa è una forza centrifuga che mi spinge a viaggiare fuori di me allontanandomi dal mio mondo interiore e dalla presenza costante e reale della sensazione di “Io sono”; vorrei essere in qualsiasi posto che non sia quello che attualmente fisicamente occupo e non mi rendo conto di non essere mai nello stesso posto perché in realtà, psicologicamente, sono altrove e non comprendo che questo tentativo di fuga da me stesso è privo di risultati futuri poiché ovunque io possa venirmi a trovare, in realtà continuerò a portarmi dietro il mio mondo interiore con tutto il suo carico di dubbi, perplessità, curiosità e domande e il mondo non è abbastanza grande da riuscire a fuggire da me stesso. Se avessi l’opportunità di realizzare questi miei impulsi di fuga e di smarrimento alla ricerca di qualcosa che non esiste nel mondo esterno, ma solo dentro di me ed essendo schiavo inconsciamente di questa forza centrifuga che mi spinge a manifestarmi solo esteriormente, sarei preda di questo desiderio folle e probabilmente sarei smarrito nei meandri del mondo esterno. Questo tentativo di fuga verso il mondo esterno è illusorio, mentre è reale il sentimento di ricerca interiore che nutro verso me stesso e verso la realtà del mondo che avverto ma, questo sentimento di me stesso e della realtà interiore è ancora troppo debole per controbattere quella forza centrifuga che a nulla conduce se non ad un’ ulteriore perdizione.

Credendo di trovare me stesso fuori non faccio altro che perdermi interiormente all’interno di un labirinto che qualcosa dentro di me ha costruito e di cui sono prigioniero senza conoscere via d’uscita alcuna visto che questo qualcosa diverso da me è in me ma non è me. E’ terribilmente dura e demoralizzante questa lotta con se stessi cercando di attuare continuamente un ritorno a se stessi cercando di non identificarsi con le persone, i luoghi e le situazioni e quelli che si credono essere i propri pensieri mentre altro non sono che ospiti di passaggio. Questo richiamo a se stessi non è abbastanza forte da resistere alle tentazioni e ai richiami della vita e cado continuamente preda delle mie illusioni e della mia immaginazione. Il mio mondo interiore è un campo di battaglia dove l’insieme delle forze che si contendono la vittoria per il controllo del mio tutto integrale possono essere rappresentate da due forze, una centrifuga che tende all’esterno e che, avendo dominato tutta la mia vita possiede una forza senza pari, e dall’alta parte del campo si assiste alla presenza di una forza di opposizione debole, mal organizzata che di giorno in giorno cerca di richiamare nuove energie alla sua causa in attesa del giorno in cui potrà dire la sua e affermarsi pienamente a scapito della forza di opposizione.

Affinché questo nuovo schieramento non venga distrutto sul nascere è necessario integrare costantemente una terza forza per fare in modo che la forza centrifuga e quella centripeta non si annullino a vicenda o quella esteriore prevalga su quella interiore. Questa terza forza è rappresentata da uno scopo che deve rinnovare costantemente la lotta e il motivo per cui un giorno si scelse di lottare. Questo scopo è interiore e segreto in ciascuno di noi e deve costituire il faro della nostra esistenza, cioè deve rappresentare un fattore vivificante di richiamo a cui possiamo costantemente richiamarci nei momenti più oscuri della nostra esistenza e questo scopo deve essere reale e non immaginario, sentito e percepito con tutto il nostro essere integrale e non solo a livello emozionale o intellettuale poiché alla prima difficoltà questo fattore ausiliario deve intervenire a supportare la nostra lotta interiore e non deve invece favorire l’accrescimento degli elementi che alimentano e favoriscono la forza centrifuga.

Perché è presente questa naturale tendenza a commettere sempre gli stessi errori nonostante questi si siano individuati e osservati in se stessi? Vivo in me stesso un dramma interiore il quale non potrebbe essere rappresentato in forma migliore se non facendo ricorso al romanzo del Dottor Jekill e Mr.Hyde; vivono in me queste due grandi personalità sempre in lotta tra se stesse e sempre protagoniste degli stessi eventi e degli identici cicli. È troppo debole la volontà o il desiderio di raggiungere un obiettivo in modo cosciente per mezzo di sforzi straordinari o troppo forte la resistenza opposta dalla forza che tende sempre a deviare dalla direzione che ci eravamo posti e che risponde ad una legge irrazionale e imprevedibile? L’osservazione mi porta a ritenere che in natura vi sia una tendenza a precipitare verso lo stato di caos e di disordine. Se l’universo non fosse stato creato da Dio e se supponessimo che l’universo stesso sia comparso così per caso, allora questo sarebbe destinato ad una manifestazione caotica e incontrollata; fatto che, in alcuni suoi fenomeni, tende comunque a verificarsi ma che, nei suoi tratti generali e nei suoi aspetti specifici, non si rivela proprio in questo modo per la presenza di un principio cosciente e razionale che tende a guidare la linea degli eventi lungo una direzione diritta e non soggetta a variazioni molteplici. In me accade la stessa cosa dal momento che l’uomo è un universo in miniatura e le stesse leggi governano i due universi dato che l’unica differenza tra i due è solo una differenza di scala.

Nel mio mondo interiore, allora, tutto tende ad uno stato di disordine e di caos a causa della mancanza di un principio cosciente che le tradizioni religiose ed esoteriche di ogni tempo hanno chiamato in diverso modo ma che può essere meglio compreso con il termine di Dio Interiore. È quindi presente nell’uomo così come nell’universo una tendenza naturale a passare da uno stato di ordine ad uno di caos e tutta la difficoltà così come lo scopo dell’intera esistenza risiede nella capacità di stabilire in se stessi questo principio vitale e regolatore che si faccia carico della gestione degli eventi interiori senza lasciarsi trasportare dai flussi turbolenti e caotici dell’esistenza. Ma tutto ciò è l’aspetto teorico e da solo non basta e non può bastare ad evitare che tale stato di disordine interiore diventi una condizione normale e comunemente accettata anche se non riconosciuta dagli uomini. Lo scopo, l’abbiamo detto, è formare questo centro superiore ma rimane il problema primordiale cioè quello dell’esistenza di diverse fazioni interiori le quali rendono impossibile l’unificazione.

Sento la necessita di fare delle cose, di ricordare e imparare delle cose ma ci sono dei fenomeni che – non so se si possano evitare o meno – mi risucchiano e fanno in modo che mi manifesti così come non desidero manifestarmi. Voglio davvero non manifestarmi in questo modo? E’ davvero necessario resistere? E perché, così all’improvviso, mi ritrovo a fare cose non voglio o a immaginare scene che non desidero immaginare. Sono schiavo di queste forze ed è assurdo che soltanto dopo che quel desiderio si sia manifestato attraverso me che io riesca a vedere ciò che realmente avrei potuto o dovuto fare. La mia volontà di distaccarmi da tutto questo non è abbastanza forte perché non è abbastanza forte la resistenza che oppongo in occasione dei momenti decisivi. Cerco di dire o di pensare in modo diverso rispetto agli altri e mi capita anche di elevarmi al di sopra del comportamento altrui criticando quella condotta ed esaltando un mio modo d’essere che in realtà non mi appartiene affatto ma che, illusoriamente, attribuisco a me stesso e tendo a manifestarmi in modo indegno e sicuramente peggiore rispetto a quello che tendo a rimproverare negli altri.

Chi sono o chi credo di essere quando tendo ad elevarmi ad un santo senza peccato? Non faccio altro che costruire all’esterno un’immagine di me che non mi appartiene all’interno e facendo credere agli altri che sono ciò che realmente non sono tendo ad illudermi sulla mia natura d’essere e mi stupisco e mi arrabbio quando poi sono o divento vittima di queste forze o di queste manifestazioni negative poiché mi indegna il sapere di essere stato catturato da questa rete negativa di pensieri, sensazioni e sentimenti e non vedo in realtà che era tutto un inganno, che non sono mai uscito da quel campo, che non ho mai realmente tentato – fino in fondo – di liberarmi e di manifestarmi in modo diverso.

Sono davvero responsabile di questo io che si rivela in direzione contraria rispetto a quello che desidererei e non troppo, evidentemente, essere all’interno e non solo all’esterno e in modo provvisorio? All’interno del mio condominio abitano tanti io che sono in lotta tra di loro e immagino che lo stato di confusione che ne derivi sia una mia responsabilità; ma cosa e come fare a liberarmi di tutti questi io che per nulla mi appartengono o che sono destinati soltanto a distruggermi. Si potrebbe anche pensare che non sia fino in fondo questi io, ma quando penso a me stesso o qualora mi vedessi ad uno specchio non riuscirei a pensarmi o a vedermi senza questi io. Ciò che sono, nel bene e nel male, è l’insieme di questi io. L’io più immondo e abietto in me mi appartiene e mi rappresenta come quello più alto e dunque sono responsabile, consciamente o inconsciamente, delle azioni e dei risultati tanto degli uni quanto degli altri. Se non posso liberarmi di questi io (davvero non posso o non voglio?) cosa posso fare per cercare, quanto meno, di realizzare un rapporto armonioso tra questi? Tuttavia è presente questa sensazione che, fino in fondo, non dipenda tutto realmente da me, è come se fosse presente qualcosa – la cui presenza mi è totalmente sconosciuta – che quando desidera controllarmi lo fa senza che io possa fare nulla per resisterle.

Vorrei essere sincero nello scrivere questo frammento, ma qualcosa in me lo impedisce e sono alquanto titubante nel procedere nella scrittura. Tuttavia, poiché il passato non può essere cancellato e le azioni compiute non possono essere dimenticate, devo quantomeno cercare di essere coerente, se pur a posteriori e, probabilmente senza alcun risultato utile per me, per cercare di rimediare non tanto, dicevo, al passato quanto al futuro. Mi sento un idiota a scrivere tutto ciò poiché se pur le parole potranno risultare differenti, il senso di queste non è mutato rispetto a quelle di sei anni fa. Nulla è cambiato, io non sono cambiato; non voglio cambiare o forse in me c’è qualcosa che si ostina fortemente al cambiamento. L’io che resiste al cambiamento positivo e che tende all’entropia statica è molto più forte dell’insieme degli io che aspirano a qualcosa di reale e duraturo, non soggetto al cambiamento costante.

Così come sono non posso fare nulla e tanto varrebbe prendere una corda ed impiccarsi poiché una vita che non adempie alle proprie funzioni cosmiche non è una vita che può essere vissuta degnamente, sarei un ladro a vivere senza ricambiare il mio debito. Tuttavia, posso utilizzare questi pochi minuti per ricordarmi di me stesso se pur in modo misero e da ciò devo ricominciare – con spirito di ostentazione e caparbietà – non tanto per ricadere nel successivo momento di debolezza che mi attende dietro l’angolo quanto per accumulare quella fiducia e quell’energia, risultato di una comprensione veritiera e non di una conoscenza meccanica, che sole possono consentirmi di sperare in qualcosa di buono in futuro. Ad ogni modo ho anche paura che questa voglia di combattere e resistere sia più un tentativo di combattere e resistere alla morte per attaccamento alla vita più che un desiderio ardente di tendere al cambiamento. E se fosse un’illusione? Vedo in me stesso e temo di darmi una risposta …

Devo riprendere il controllo della mia vita e anche se il periodo attuale si rivela essermi sfavorevole al raggiungimento di certi risultati interiori ed esteriori devo allora sforzarmi di fare qualcosa in più, se gli sforzi ordinari non sono sufficienti devo allora compiere degli sforzi straordinari, eccezionali e fuori dall’ordinario. In ogni caso, scrivendo queste confessioni, mi rendo conto che la risposta alle mie difficoltà di affrontare le opposizioni della vita e di superare le mie debolezze e tendenze naturali e artificiali derivano tutte dalla mia incapacità di sapere cosa certamente desidero o debba fare. Spero in “qualcosa” di buono e reale per il futuro, ma cosa è? Sono certo del fatto che debba fare “qualcosa” per non arrendermi alle influenze interiori ed esteriori che mi governano, ma cosa? Nella mia testa non solo regna la confusione, ma quando capita di osservarmi sinceramente nell’arco di una giornata, e ciò capita solo per poche decine di secondi, realizzo che c’è troppa spazzatura che attraversa il regno dei miei pensieri: tutto questo marasma mal odorante di pensieri contribuisce a rendermi ciò che sono, una merda, un nulla. Al caos della mente si aggiunge l’inquietudine emozionale, la pigrizia fisica e la turbolenza sessuale. Sono in un frullatore, quello della mia vita, che gira all’impazzata e non riesco a fermarlo. Sono trascinato dalla corrente del fiume che non sfocerà mai nel mare infinito delle realtà superiori ma che tende a precipitare nel regno dell’abisso e della morte interiore: se non ho già raggiunto quel luogo, allora poco ci manca.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...