I dolori di un falso viandante

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Un altro anno sta per terminare e credo sia giunto il tempo di bilanci. Vedendo la mia vita dall’esterno e dal punto di vista delle esperienze che mi stanno accompagnando sembrerebbe quasi che di meglio non si possa desiderare; tuttavia, la mia vita interiore non ha mai raggiunto un punto così basso negli ultimi sette anni. Non riesco più a ripartire e non sono più animato da quel fuoco interiore che, nonostante gli ostacoli incontrati sul cammino, era sempre pronto a ravvivarsi e mi spingeva a lottare e a ricordare il mio scopo. Ora che quel fuoco è spento mi sono spento anch’io con esso e ho perso completamente ogni punto di riferimento.

Ho abdicato completamente alla mia volontà e alla mia coscienza e riesco solo a fare o a pensare ciò che mi fa stare peggio. Non ho più alcun controllo, se mai ne avessi avuto, sulle condizioni esteriori che mi toccano e sui moti interiori che mi travolgono. Sono completamente entrato in una fase di autolesionismo interiore e sto perdendo la battaglia con me stesso. Riesco solo a lamentarmi e a piangere della mia condizione, ma ciò è solo un meccanismo di autodifesa per non realizzare completamente ciò che sono diventato e dunque per mascherare il prossimo momento di debolezza interiore e di declino esteriore.

Non riesco più ad accendere quel fuoco che riscaldava una casa già fin troppo fragile nelle sue fondamenta e il suo ospite, la mia anima, ha abbandonato quella gelida dimora ormai diventata una tomba e ora vaga in balia del mondo e del caso. Che cosa ho fatto alla mia anima? Se questa mi ha abbandonato allora chi sta scrivendo tutto questo? In realtà, con il passare degli anni ho sviluppato un certo gusto estetico attraverso la scrittura e quindi, in questo momento, non saprei nemmeno esprimere quale parte di me sta pensando e scrivendo tutto questo fiume di parole. La verità è che sono morto tempo fa e ora che è venuto meno anche quel velo d’illusione che mi faceva credere di essere vivo ho la piena prova di queste mie sensazioni.

E’ stato il viaggio in Giappone: in quel posto meraviglioso che vorrei eleggere a casa ho trovato e, nello stesso momento, ho smarrito me stesso o ciò che di buono rimaneva. Non sono più in grado di ritrovare quella forza e quella presunta volontà per ricominciare, ho perso completamente il senso della valorizzazione del lavoro su di sé. Così vago come un naufrago di me stesso in una dimensione interiore che non mi appartiene e in un mondo esterno che non conosco. Sono così preso dal desiderio di conoscere e vedere nuovi spazi che ho perso di vista il mio vero obiettivo e più desidero il mondo e i suoi frutti più mi perdo in esso e dimentico che il viaggio più importante che avrei dovuto intraprendere sarebbe dovuto essere dentro me stesso e non fuori. Nonostante queste riflessioni non sono in grado di dire “NO!” ai diversi momenti che interessano la mia vita. Non saprei nemmeno dire se il mio mondo interiore più si avvicina al quadro della Guernica o ad una semplice tela bianca priva di rappresentazione alcuna.

Ho assoluto bisogno di ravvivare quel falò interiore e di ritrovare un principio di lavoro che possa guidarmi nuovamente, ma a cosa servono tutte queste parole se poi non seguono i fatti? Tutto ciò non ha senso e la storia mia degli ultimi sette anni lo conferma. Si sta concludendo questo ciclo nel modo peggiore dopo aver raggiunto il suo apice circa tre anni fa. Quante leggi e osservazioni si potrebbero ricavare da questi dati, ma manca solo che inizi a specchiarmi in inutili speculazioni prive di alcuna utilità pratica.

Mi sono abbandonato e sono stato abbandonato troppo presto a fare i conti con un mondo che non conoscevo e non potevo conoscere al momento dei fatti e questa abitudine a cedere, questa collezione di sconfitte è tutto ciò che conosco e tutto quanto riesco a ricordare. Sembrerebbe quasi un gioco del destino che mi sia stato affidato un nome così importante come quello che porto e che ora la mia vita racconti tutta un’altra storia. E anche se, per brevi momenti, scrivendo tutto quanto precede sono stato toccato da sussulti nel petto e nel cuore – come se qualcosa volesse riaffiorare – quella forza non è abbastanza viva da risplendere e illuminare il mio cuore a lungo e, come un fuoco non alimentato da legna, continuerà a bruciare e sprigionare la sua energia fino a spegnersi del tutto. La mia fiamma interiore si è spenta, la mia anima si è allontanata e il mio mondo interiore è diventato un oscuro e inospitale luogo desolato. Sarei potuto diventare una splendida città piena di gente, di colore e di esseri viventi e, invece, sono diventato un pianeta morente privo di vita…

Delle lacrime vorrebbero uscire e bagnare questo foglio che ora sto scrivendo, ma le trattengo perché troppe volte tutto ciò è accaduto e nulla è cambiato in me; che siano lacrime reali, di rimpianto o di falsa rassegnazione poco importa ormai perché finito questo scritto inizierà un nuovo piccolo ciclo di dolore e di incoscienza e in ciò mi sembra di accostarmi e comprendere i moti interiori di Werther…

Quanta energia ho sperperato in tutti questi anni. Se solo avessi saputo come incanalare e indirizzare questa energia quanti misfatti avrei potuto evitare e quanta sofferenza inutile. Se solo potessi conoscere questo segreto dell’uomo quante altre tragedie interiori potrei evitare! E così, attraverso questa vita che non mi appartiene del tutto stretto da un dolore lacerante per il prossimo futuro e per i rimorsi del passato. Se solo avessi compreso una briciola delle centinaia di libri che ho letto ora non mi troverei in questo limbo dell’esistenza. La verità è che non sono in grado di ricordare me stesso e da questa mancanza deriva l’oscurità che mi avvolge tutto… E in questo inverno che così tanto amo da sempre ritrovo il riquadro perfetto del mio mondo interiore con i suoi colori grigi, ma anche per le sue tonalità di rosso e di giallo che richiamano la speranza viva del futuro. E così mi immergo in questo inverno incerto in attesa di abbandonare il crepuscolo della mia esistenza e abbracciare la primavera che un giorno, forse, mi potrà consolare. Spero solo che questa speranza non nasconda le fattezze di una muta illusione.

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